Carpi città dei meloni

Non  tutti sanno che Carpi nel tardo ‘500 era rinomata per i meloni.

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Le prime fonti a riguardo risalgono a Giovan Battista Rossetti, nobile ferrarese, maggiordomo e scalco per 27 anni alla Corte degli Este a Ferrara. Fra i volumi del XVI secolo la sua opera intitolata “Dello Scalco” edita nel 1584 è il trattato più completo e interessante per l’organicità di struttura e la ricchezza di contenuti di questo periodo. Quella di Ferrara è l’unica edizione conosciuta. Rossetti era fortemente legato alla dimensione gastronomica lombardo-emiliana e nel suo libro di scalcheria cita tantissime città della via Emilia, da Piacenza a Parma, a Reggio, a Modena, a Bologna. Nel suo libro si sofferma a parlare delle specialità gastronomiche di Sassuolo (uva secca), di Scandiano (torta di fagioli), di Correggio (gnocchetti al cedro), di Mirandola (spalle di montone) e di Carpi (i meloni).

La percezione interregionale della cultura gastronomica italiana è un dato comune alla maggior parte della letteratura di età rinascimentale. Molti autori di questo periodo appaiono legati ad una precisa cultura, a una visione e a una pratica gastronomica centrata con decisione su un territorio specifico. Nel 1600 la letteratura gastronomica lascia spazio ad una progressiva accentuazione delle diversità regionali, che per almeno due secoli sarà il Leit motiv della nostra storia culinaria.

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